"La vita di un militante e la sua lotta possono essere dure ma mai vane" (Zaccaria Verucci)

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Ricordando Zaccaria a tre anni dalla sua scomparsa – iniziativa 9 febbraio a Casalbertone

Domenica 9 Feb BioCenaPartigiana a 3 anni dalla scomparsa di Zac.
Il Ricavato della Cena sarà a Finanziamento del 25 Aprile a Casal Bertone
La prenotazione è Obbligatoria!!!
Prenotate!!!

“L’orgoglio e la libertà portateli con determinazione nelle strade, nelle piazze, tra gli affetti e nei rapporti di lavoro.” Zaccaria Verucci

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1945-2013: la Resistenza continua

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Manifesto dell’ANPI in onore di Zaccaria Verucci

07/02/2011 – 07/02/2012: per ricordare Zaccaria Verucci ad un anno dalla scomparsa

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PER RICORDARE INSIEME IL COMPAGNO ZACCARIA VERUCCI VI INVITIAMO AL
PRIMO ANNIVERSARIO DALLA SUA SCOMPARSA.

IL GIORNO 7 FEBBRAIO 2012,
ORE 18, APPUNTAMENTO PRESSO I MAGAZZINI POPOLARI IN VIA BALDASSARRE
ORERO, CI SI MUOVERA TUTT* INSIEME VERSO LA PIAZZA SANTA MARIA
CONSOLATRICE, DOVE CI SARA L’APPOSIZIONE DELLA TARGA A LUI DEDICATA.

DALLE 20.00 SIETE TUTT@ INVITAT@ PRESSO ZONA RISCHIO PER UN APERITIVO ED
UNA CENA A FINANZIAMENTO DEL 25 APRILE 2012.
….PER NON DIMENTICARE!

Zaccaria e Alfredo

Nel 2008 i ragazzi con sindrome Down del progetto “I Circoli” dell’ AIPD Sez. di Roma, realizzano un documentario sul quartiere di Casal Bertone dove ha sede la Casa di Lorenzo. Questo è un estratto che racconta, in un’intervista realizzata dai ragazzi de “I Circoli”, la figura di Zaccaria Verucci, recentemente scomparso. Zaccaria era e rimane una figura carica di storia, emblematica del quartiere di Casal Bertone, che ha saputo aggregare e coinvolgere tantissime persone grazie alla forza del suo esempio ed alla sua incredibile umanità.
Montato da Diego Zerbini
Ciao ZAC!

25 aprile 2011. Casalbertone ricorda il partigiano Zaccaria

Manifesto in memoria di Zaccaria Verucci - 25 aprile 2011

Radio Onda Rossa: un ricordo di Zaccaria

Un ricordo di Zaccaria nel giorno dei suoi funerali, su Radio Onda Rossa…

Al seguente link:

http://www.archive.org/details/IlPartigianoZaccaria

S.

La staffetta continua

accanto a te, nell'ultimo corteo!

Saresti stato orgoglioso del tuo quartiere e della tua gente, oggi, Zaccaria.

Ce n’era tanta, ma tanta davvero..

E bella, ma bella davvero!

Ognuno ha voluto portarti un saluto, un fiore, una parola

E ognuno conserverà di te una memoria viva ed esemplare

Tutti avevano gli occhi lucidi, ma tutti erano pronti al sorriso

Non esiste cosa più bella ad un funerale

Forte il dolore, la sofferenza per una perdita importante

Estrema la consapevolezza che aver incrociato la tua strada è stato un privilegio

Ricorderò per sempre i volti tirati, stanchi e dignitosi dei più anziani

E quelli rispettosi, disciplinati e fieri dei più giovani

Le bandiere al vento, la bara portata in corteo per le strade..

Quelli che cantano e quelli che applaudono. Dai marciapiedi, dalle finestre..

E’ piena ed è anche baciata dal sole la tua grande piazza, oggi

..allora ci siete..allora ci siamo..allora il vento..

Ciao e grazie di tutto, Zac!

Roma, 9 Febbraio 2011

..nella notte lo guidano le stelle, forte il cuore e il braccio nel colpir!

Di Claudio Hutch

Le lacrime di un partigiano

Bella ciao, Zac!

“Sono partigiano, perciò odio chi non parteggia. Odio gli indifferenti”

Le parole di Antonio Gramsci ben racchiudono lo spirito della festa del 25 aprile. Sono passati ormai 65 anni da quel  25 aprile del 1945, giorno in cui il CNL lanciava l’insurrezione nazionale liberando Milano dall’occupazione nazifascista. Anche la popolazione civile insorse e vaste zone dell’Italia settentrionale vennero liberate prima dell’arrivo delle truppe anglo-americane che, dopo aver superato l’ultimo ostacolo della linea Gotica in Toscana, incalzarono le truppe tedesche in ritirata nella pianura padana.

Una storia troppo spesso dimenticata; la storia di uomini e donne che hanno parteggiato, che hanno deciso di schierarsi e non vivere in quella indifferenza che  sembra essere una caratteristica costante nel nostro paese.

Si celebra per ricordare, ma se da un lato la memoria dovrebbe insegnare a non commettere gli stessi errori dall’altro alimenta una sorta di indifferenza nei confronto del presente. Ci fa pensare che ciò che è stato è stato, che non può riproporsi sotto altre forme. Ci dà degli schemi consolidati di cosa è una dittatura, di cosa è una guerra, di cosa è il fascismo, schemi che vengono interpretati solo nel contesto storico-sociale  di quegli anni e che rimangono lì,  nella memoria. È così che non riusciamo a vedere per esempio quanto una legge elettorale del 2006 sia simile alla legge Acerbo del 1923, quanto la retorica politica dei giorni nostri sia demagogica come quella mussoliniana , quanto non siamo liberi di pensare, quanto i nostri bisogni siano creati e allo stesso tempo soddisfatti dalla società, quanto la libertà assomigli alla schiavitù.

Si depongono fiori sulle tombe dei partigiani, si ricorda che la nostra democrazia è merito del loro sacrificio ma non si impara mai che un bene che si conquista va difeso ogni giorno con tutte le armi che si  hanno a disposizione.

Un giorno durante un mercatino del biologico nella piazzetta di Casalbertone sono arrivati un gruppo di fascisti che stavano appendendo dei manifesti in quartiere. Non ricordo come andò la storia ricordo solo le  lacrime di un uomo. Erano le lacrime di Zaccaria Verucci, un’ex staffetta partigiana. Un uomo capace di andare oltre quegli schemi prestabiliti di cui ho parlato e di vedere come ciò contro cui allora ha lottato esiste ancora e in forme non poi tanto diverse.

Domenica Donato

25-04-2010

Ciao Zac!

Il 7 febbraio 2011 è venuto a mancare Verucci Zaccaria, il compagno Zac.

Un compagno sempre in prima fila nell’impegno politico, nelle lotte e sempre pronto a sacrificarsi pur di rendersi utile agli altri.

Negli ultimi anni con il procedere dell’età ha mantenuto alto il suo impegno civile nonostante vari malanni fisici.

Ha continuato a costo di sacrifici la militanza politica e nella voglia e nell’esigenza di trasmettere ai giovani la propria testimonianza di staffetta partigiana, di quello che avesse significato la guerra e la dittatura fascista.

Proprio per questo negli ultimi anni come presidente della sezione Anpi di Casal Bertone aveva cominciato a raccontare ai giovani, nelle scuole di chi – vissuto durante la guerra – aveva deciso di schierarsi da giovanissimo contro il nazifascismo, a fianco dei partigiani a rischio della propria vita

Addio compagno Zac

I compagni de “Le Rimesse”

e dell’associazione culturale “Il Migliore”


* fonte: (http://www.lerimesse.it/lerimesse/Homepage.html)

“Sarete testimoni della Resistenza” – Zaccaria Verucci


E’ figlia della Resistenza l’Unità d’Italia. La riconquista è costata il sacrificio di migliaia di vite, migliaia di giovani si sono immolati per una idea di unità di “paese e di popolo”. C’erano in quelle speranze: la linfa e la forza che sono diventate il motore della ricostruzione e della rinascita dell’Italia. E per questo che, oggi, dobbiamo insieme fare un grande sforzo per continuare ad essere uomini e donne liberi in un paese democratico unito, un bene irrinunciabile per il presente ed il futuro della nostra Italia.

L’unità antifascista è stata protagonista dalla stagione della Resistenza sino alla conquista della Costituzione, della Repubblica e della democrazia.

L’esempio, il patrimonio storico ereditato e la testimonianza devono essere, ancora oggi per tutti i democratici, per le nuove generazioni, un stimolo costante e concreto, proprio adesso che servono coraggio, saggezza e onestà, per traghettare l’Italia verso un futuro “di unità e di comprensione dei popoli”, rifuggendo da ogni divisione, da ogni egoismo degli agi.

In questo momento difficile servono fiducia e solidarietà per una rinnovata unità, anche per salvaguardare e attuare la Costituzione.

E’ naturale che nell’Associazione, oggi, si riduce la presenza dei “partigiani” e degli uomini e delle donne della Resistenza. Contemporaneamente crescono gli antifascisti che non hanno vissuto direttamente la Resistenza. E’una grande responsabilità continuare a testimoniare il sacrificio e la storia – quando coloro che hanno vissuto sulla propria pelle la tragedia della guerra, – per motivi anagrafici – non ci saranno più, resterà sulle “vostre spalle” la responsabilità di tener fede ai valori e al pensiero degli uomini che hanno fatto l’Italia. Cercate di conservarne viva la memoria, fiero sia il ricordo …perché continueranno, proveranno ancora ad infangare gli eroi della resistenza, il pensiero e l’azione dei partigiani! …proveranno a cambiare le nostre leggi! …proveranno a cambiare la storia! Quando non ci saremo più – noi testimoni dei fatti – avrete la responsabilità di difendere la nostra memoria e le nostre azioni… vi auguro di continuare a farcela, come è già successo nei momenti più dolorosi e difficili … anche se, per una serie di ragioni – che oggi tutti chiamano storia – a qualcuno di noi, giovani degli anni quaranta, “resistere e testimoniare” ci è toccato difenderli con il sangue e con il sacrificio di migliaia di morti! …se racconteranno altre storie, se tenteranno di manipolare i fatti… non permettetelo ora sarete voi i “testimoni” di una storia e di una speranza che – i vostri padri e i vostri nonni – hanno chiamato “Italia”.

Sarete testimoni della Resistenza, testimoni dell’Associazione Nazionale Partigiani, l’orgoglio e la libertà portateli col cuore, nelle famiglie, nel mondo dell’associazionismo antifascista, nel mondo del lavoro, del sindacato e di tutte le Associazioni Democratiche italiane! A me Zaccaria Verucci, partigiano, questa grande forza e questo immenso credo, me le hanno dati i miei compagni caduti in guerra, nelle azioni dei gruppi partigiani o durante gli anni che abbiamo passato insieme dopo la guerra. Per tenerne viva la memoria, spero che un posto per loro, possa continuare ad essere ancora anche nel vostro cuore!

Zaccaria Verucci

*fonte: (http://www.inventati.org/rash-roma/sito/?p=9607)

Bello Zaccaria

Manifesto dei compagni di MPC

Zaccaria ci ha lasciato. Dopo un’ultima battaglia, l’ennesima della sua vita, contro una malattia diventata troppo forte. Attivo e lucido fino alla fine se ne è andato come è vissuto , con grandissima dignità e compostezza. 85 anni, originario di Norcia, aveva vissuto da giovanissimo l’epopea della lotta di Liberazione militando nelle brigate autonome attive nella Val Nerina. Tutti noi lo conoscevamo  per il suo grande impegno antifascista. A Casal Bertone, dove si trasferì nel dopoguerra, è sempre stato in prima fila contro i vecchi e soprattutto nuovi fascisti. Fu tra i promotori della nascista dell’ANPI di Casal Bertone e ne era tutt’ora presidente. Fu tra gli animatori più forti, lui che si definiva un comunista ortodosso, della nascista di una rete sociale del quartiere che comprendesse centri sociali, associazioni, comitati. Un amico, un compagno e molto altro, con lui se ne va un pezzo della nostra Storia e grazie a Lui la nostra Storia continua.

Magazzini Popolari Casalbertone

 

(http://www.casalbertone.org/site/index.php?option=com_content&view=article&id=175:bello-zaccaria&catid=40:appuntamenti&Itemid=41)

Zaccaria alla marcia commemorativa per i caduti partigiani

Zaccaria intervistato alla marcia commemorativa per i caduti partigiani organizzata da Rash – Patria Socialista – MPC (18 aprile 2009 nel quartiere San Lorenzo). Il video è la seconda parte di un documentario sul movimento Patria Socialista.

L’ultimo corteo: 9 febbraio 2011, funerali di Zaccaria Verucci

Camera ardente alla sede MPC

l'uscita dalla sede MPC

per la strada

slogan e pugni alzati in onore di Zaccaria

in piazza a Casalbertone

la piazza affollata per l'ultimo saluto

Zac è vivo e lotta assieme a noi, le sue idee

non moriranno mai!


* fonti foto: http://simonagranati.photoshelter.com/gallery-list, http://www.inventati.org/rash-roma/sito/

Autobiografia di Zaccaria Verucci, partigiano, compagno, amico.

Quella che segue è  l’autobiografia di Zaccaria, che mi diede (stampata)  anni fa. La conservai gelosamente e adesso ho provveduto a trascriverla per questo blog a lui dedicato. Adesso che Zac non c’è più, questa sua autobiografia è diventata per me un documento ancora più prezioso.
E’ una testimonianza di grande valore storico ed umano, anche perchè qui si racconta la storia di un umile proletario, una storia tra le tante, innumerevoli, che hanno riguardato sfruttati di ogni parte d’Italia che si opposero al fascismo e lottarono per cambiare la società. Storie invisibili che questa società distratta tende spesso a relegare nel dimenticatorio e  che non si leggeranno mai o quasi nei libri di scuola.
Zaccaria mi ha trasmesso senza retorica, con l’esempio quotidiano e l’azione pratica, il valore della “memoria”, concetto sempre ribadito e decantato, ma che purtroppo si perde spesso in cerimonie e ricorrenze svuotate della loro attualità. Se si dimentica la storia, ma non quella ufficiale fatta solo dalle grandi personalità, bensì quella collettiva, sociale, e che ha implicazioni direttamente   sul nostro presente, sbiadiscono anche quegli ideali a cui almeno formalmente tutti aderiscono: Giustizia Sociale, Libertà, Democrazia, Antifascismo, Socialismo…
Perchè, come mi ha insegnato Zaccaria, le idee sono vive se le si porta avanti a testa alta e con passione nelle nostre battaglie quotidiane…

S.


Autobiografia di Zaccaria Verucci

Mi chiamo Zaccaria Verucci, sono nato il 29 agosto 1929 a Norcia, in provincia di Perugia.

la città di Norcia
la città di Norcia

Nel 1924 un fratello di mia madre fu ucciso a 16 anni in seguito ad un diverbio con un fascista ed alle percosse che subì successivamente. Il suo nome era Zaccaria; per questo motivo mio padre e mia madre vollero ricordarlo dandomi lo stesso nome quando nacqui.

Il primo ricordo che ho dopo l’8 settembre è quello dei parenti, di mio fratello in particolare, che fuggirono per evitare la deportazione in Germania e si diedero alla macchia verso la Valnerina. Io continuai a vivere a casa a Norcia con le mie sorelle, una più grande e una più piccola. Mia madre era morta nel ’41, mio padre era in carcere a S. Agata di Spoleto in quanto comunista, un mio fratello, Spartaco, era in Jugoslavia e scappò dopo l’8 settembre per evitare la deportazione in Germania e tornò a Norcia malato di tubercolosi, in seguito alla quale morì nell’aprile ’44. Un altro fratello, Libero, riuscì a fuggire a Firenze dal treno che lo portava in Germania ai lavori forzati, e tornò a piedi a Norcia lo stesso giorno della liberazione del paese.

banda partigiana

Da Norcia si diedero alla macchia circa 30 giovani che formarono, assieme ad altri partigiani, una banda autonoma operante lungo la Valnerina. Io, fin dai primi tempi, assunsi la funzione di staffetta, cioè portavo informazioni circa la presenza nazista, la dislocazione dei reparti repubblichini e tedeschi, la preparazione dei rastrellamenti. Per individuare dove fossero i partigiani dovevo guardare, vicino ad una capanna nella vigna di mio padre, come fosse posizionato un bastone di legno messo per terra, che mi indicava la direzione di massima dove li avrei trovati. Un mio amico che aveva la mia stessa età ma di corporatura più robusta, anche lui con un fratello partigiano, trasportava invece le armi. Avevo 14 anni, fame e paura mi accompagnavano quando passavo la carrozzabile dove c’erano i tedeschi, per andare dai partigiani,quando mi fermavano per chiedere dove andassi dicevo sempre che abitavo in un cascinale di là dal bosco e stavo rientrando a casa. Poi però non potevo tornare indietro, perché se mi avessero visto non avrei saputo come spiegare il mio ritorno… così passavo la notte nella capanna della vigna.

partigiani uccisi dai nazifascisti

La paura dominava ogni momento della vita dei partigiani; la paura continua di essere scoperti, una paura che accompagnava le giornate ma che era anche una spinta a continuare a combattere i nazisti e i loro alleati fascisti. Paura che si respirava anche a Norcia, dove vi furono diverse uccisioni fra i civili: ricordo per esempio l’assassinio di un vecchi parroco, donLoreto, colpevole solo di essere fuggito per la paura dopo aver sentito degli spari in lontananza. O anche l’assassinio del fornaio Otello, dentro la sua casa, probabilmente un po’ alticcio, colpevole di aver malrisposto ai nazisti.

Ricordo qualche episodio come l’attacco della banda partigiana ad un convoglio tedesco allo stretto di Biselli. Ricordo il partigiano Franco, che riusciva ad entrare in paese con tutte le armi per andare a trovare la zia, che abitava vicino la mia casa. E lo ricordo a Cascia, ferito dopo uno scontro con i tedeschi, che si teneva gli intestini con le mani riuscendo ancora a fuggire, e che morì successivamente. Ricordo due piloti inglesi, il cui apparecchio cadde vicino al bosco di proprietà di mio padre, ai quali sconsigliai di passare per la carrozzabile perchè sarebbero stati visti da una spia fascista, un civile, del paese. Probabilmente non mi capirono, e finirono proprio nel podere di questa spia che avvertì i tedeschi i quali li catturarono ed anziché farli prigionieri – come avrebbero dovuto – li fucilarono nei pressi del cimitero del paese.

un’ immagine suggestiva della Valnerina

I partigiani riuscirono a sopravvivere per nove mesi, perché godevano dell’appoggio dei contadini del luogo,  che li rifornivano di viveri nonostante le minacce e le rappresaglie dei tedeschi e dei loro alleati fascisti. Dopo la liberazione di Norcia la banda partigiana si sciolse, le armi furono riconsegnate. La lotta al fascismo lasciò segni e ferite nel corpo della popolazione e dei partigiani che decisero di combattere. Ma lasciò anche la consapevolezza di iniziare una nuova fase storica dopo il fascismo, una fase in cui si credeva di poter cambiare la società, rinnovandola secondo criteri di libertà e giustizia. Eravamo 300 iscritti alla Fgci a Norcia dopo la guerra e volevamo come voi giovani cambiare la società. Poi fummo purtroppo dispersi dalla miseria, dalla politica clericale e dalla polizia di Scelba.Subito dopo la guerra venni a Roma,  e andai da una cugina di mio padre che mi ospitò a vicolo dell’Orfeo, a S. Pietro, dove rimasi per poco tempo perché trovai lavoro come ragazzo di bottega presso un negozio di generi alimentari. Lavoravo tutto il giorno, la paga era solo il vitto (scarso) e l’alloggio (si fa per dire: dormivo sopra la pedana del bancone, con due sacchi di iuta come materasso e come coperta). Rimasi poco, perché la polizia mi rimandò a Norcia in quanto non avevo laresidenza a Roma: avevo partecipato ad una manifestazione degli edili e durante gli scontri che ci furono con la Celere fui portato in caserma e dagli accertamenti risultò la mia residenza fuori città. Era all’incirca il 1947: mi arrangiavo a fare un po’ di tutto come bracciante agricolo, ma lavoro ce n’era poco. I compagni della Fgci emigrarono fuori dal paese come me, parecchi fuori l’Italia, in Francia o in Belgio nelle miniere di carbone, altri a Torino, Milano, Livorno e Roma, come me. Dopo pochi mesi tornai a Roma per cercare di nuovo lavoro ma dal momento che ero stato segnalato non ne trovavo. Vivevo come un clandestino al giorno d’oggi, dormivo dove capitava (sui camion, ai giardinetti, per strada) e mangiavo quando potevo. Finalmente trovai un impiego come garzone presso un negozio di generi alimentari, a via Principe Amedeo, ma ero sotto ricatto di esplulsione, quindi dovevo stare sempre all’erta. Partecipai ancora ad una manifestazione di invalidi di guerra che si tenne nei dintroni del Viminale e che degenerò in scontri con la polizia di Scelba.

una foto della polizia ai tempi  di Scelba

Piantai il lavoro per andare alla manifestazione: volevo giustizia, come tanti altriinsieme a me non volevo il ricatto del padrone di turno. Quella volta vi fu una donna uccisa da un colpo d’arma da fuoco sparato dalla polizia. Scappai di nuovo ma al negozio ovviamente non mi rivollero, così ricominciai a cercare. Dopo una breve esperienza da Alibrandi (altro negozio di alimentari dal quale andai via per l’eccessivo sfruttamento) per parecchi mesi non trovai nulla e vissi stentatamente dormendo ai giardini di Piazza Vittorio. Cominciai a lavorare saltuariamente come facchino ecome manovale. Era la primavera del ‘48 e dormivo da una pasana presso San Giovanni: eravamo in sette in una stanza, e pagavo la branda. Ero iscritto alla sezione del Pci di Norcia ma ormai passavo più tempo a Roma, cercando lavoro e partecipando alle manifestazioni.

la notizia dell’attentato a Togliatti

Fu così che in occasione dell’attentato a Togliatti mi ritrovai con altri compagni, anche di altri partiti (socialisti, repubblicani e altri) a fronteggiare le cariche della Celere di Scelba: sassi contro manganelli e gipponi. Tirai una sassata ad un poliziotto a cui ruppi la testa, scappai ma inciampai, caddi e fui preso dalla Celere. Mi portarono alla questura centrale e ci pestarono, me e tutti gli arrestati; poi ci trasferirono a Regina Coeli, insieme ai detenuti comuni, dove passai quindici  giorni d’inferno. Mi processarono (ricordo il processo, incatenato come i criminali, anche se non ero un criminale) e mi condannarono a cinque anni con la condizionale e mi espulsero di nuovo a Norcia, da cui non mi potevo muovere, nel senso che fui “confinato” in casa: non potevo uscirne prima delle sette e dovevo rietrare prima delle diciotto. Ma avevo mia sorella piccola e mio padre anziano, avevo bisogno di lavorare, quindi cercavo di uscire ugualmente per andare a caricare la legna o a fare altri lavori agricoli. Ma dopo tre mesi tornai a Roma. Stavo con mio fratello a dormire dalle parti di Piazza Vittorio e lavoravo con lui presso la sua bottega di alimentari. Una mattina venne la polizia alle cinque, mi portarono in questura e poi alle carceri di Spoleto, poi di nuovo a Norcia, dove ricominciai a lavorare senza però l’obbligo dell’orario. Dopo tre anni mia sorella più grande, che abitava a Roma, si offrì come garante per me, per farmi tornare a Roma, dove arrivai nel ’52 ; ma di lavoro non ve n’era. Ricominciai la vita sbandata, trovai un posto sempre da garzone ad Ostia, ma il negozio chiuse dopo cinque mesi. Ricominciai a vivere di lavoretti, dormivo in pineta o dove capitava.Finalmente, grazie alle lotte della Ggil di Di Vittorio, fu varata la legge che permetteva la libera circolazione dei lavoratori e terminarono così le mie espulsioni. Continuai a lavorare precariamente: pulivo le spiagge, facevo il manovale, il facchino, fra Ostia e Roma. Feci così per parecchi anni.

scontri a Genova  all’epoca di Tambroni

Arriva il luglio ’60: sentii che ci sarebbe stata la manifestazione contro Tambroni, così rimediai uno straccio rosso e lasciai Ostia e, pur non avendo i soldi del biglietto, presi lo stesso il treno e appena sceso a Piramide la polizia mi fermò, chiedendomi dove andassi. “Ho da fare, non fatemi perdere tempo” dissi, ma nascosto addosso avevo lo straccio rosso, la mia “bandiera”… A Viale Aventino scoppiarono gli incidenti più duri, vi furono sassate contro le cariche a cavallo (i fratelli D’Inzegno guidavano la carica della polizia a cavallo). Presi tante frustate, ma riuscii a fuggire. Quella volta non mi catturarono ma ho il vivido ricordo dei provocatori in borghese.

Mi rimisi a cercare lavoro. Finalmente trovai un lavoro stabile come facchino, prima con una cooperativa, poi con un privato, con cui ho lavorato tanti anni. Poi feci domanda al comune ed entrai come spazzino, lavoro che svolsi fino alla pensione.

In tutti questi anni sono sempre stato iscritto al Partito. Ho fatto tutto quello che un militante comunista deve fare per il Partito, senza fini personali, sapendo che la lotta di un militante può essere dura ma non è mai vana. La fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la Giustizia sociale, la libertà per tutti i popoli, la dignità dei lavoratori sono le cose in cui credeva mio padre ed in cui ho creduto io, ed in cui credo ancora. E posso dire con tranquillità che rifarei tutto.

Zaccaria Verucci

Zaccaria Verucci

 

 

Ciao Zac!

 

Manifesto dei compagni di MPC

Zaccaria Verucci

Manifesto per Zac

"Ciao Zac... E' morto un partigiano, altri 100 ne nasceranno!"

Striscione dei compagni apparso nei pressi della Stazione Termini.

9 febbraio: le strade del quartiere, coi i manifesti per Zac e le bandiere rosse

Mnifesto Fgci, giovani comunisti italiani

Intervista a Zaccaria Verucci

I link da Youtube inseriti in questo articolo fanno riferimento ad una intervista che realizzammo nel lontano 2005 al compagno e amico Zaccaria Verucci. Soprattutto oggi che Zaccaria è scomparso l’intervista mi sembra una preziosa testimonianza da custodire e tramandare agli altri. Qui Zaccaria raccontava la sua vita, vissuta nel segno di un antifascismo che prendeva piede già dalla prima infanzia (era nato in una famiglia comunista e antifascista) e che proseguiva nella dura esperienza della Resistenza al nazifascismo, che Zaccaria Verucci visse in prima persona come staffetta partigiana. Poi ci fu il dopoguerra, l’emigrazione da Norcia, suo paese natio e la ricerca di lavoro nella capitale, esperienze che si intrecciarono alla sua militanza nel Partito Comunista Italiano. Un filo rosso contraddistingue la sua vicenda umana e politica, segnato dalla lotta per gli ideali di giustizia sociale e libertà con le quali  Zaccaria Verucci fu sempre coerente fino alla morte; idee che non rimasero riferimenti astratti ma che presero  corpo nella pratica quotidiana e nell’azione militante condotta fino alla fine con tenacia e passione.  Ma più che le mie parole vale quello che scriveva Zaccaria nella sua autobiografia: “In tutti questi anni sono stato sempre iscritto al partito. Ho fatto tutto quello che un militante comunista deve fare per il Partito, senza fini personali, sapendo che la lotta di un militante può essere dura ma non è mai vana. La fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la Giustizia Sociale, la libertà per tutti i popoli, la dignità dei lavoratori sono le cose in cui credeva mio padre ed in cui ho creduto io, ed in cui credo ancora. E posso dire in tranquillità che rifarei tutto”.

S.